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Tritoli – Io Combatto

TI NASCONDI E PUNTI IL DITTO

VUOI TIRAR FUORI GLI ARTIGLI

QUANDO ORMAI SI E’ GIA’ CAPITO

CHE NON FAI NEANCHE PIU FIGLI.

Questo è solo un pezzo della canzone che sta facendo il giro del web.

E se accogliere gli immigrati facesse bene al PIL?

Mi trovavo alla stazione di Piazza Principe a Genova e stavo aspettando l’intercity per Milano. Mentre sfogliavo come di consueto il Sole 24 Ore, tra le poche cose affascinanti che si leggono sul quotidiano ho trovato molto interessante una lettera di un lettore ( Lino Bianco) inviata al direttore del giornale Roberto Napoletano:

“Mi permetto alcune considerazioni sul problema immigrati. Nella mia opinione l’Italia dovrebbe accogliere gli extracomunitari, che ci arrivano gratis, e farsi pagare per questo dell’Europa.
Si raggiungerebbero più obiettivi: ci sarebbero quattrini da investire per dare lavoro; si migliorerebbe la popolazione italiana, composta prevalentemente da pensionati delusi e da giovani viziati; gli extracomunitari, per fame, sarebbero molto più motivati nel lavoro; volendo avere il nostro tenore di vita, gli extracomunitari hanno bisogno di casa auto TV frigo etc. e in questo modo ci creano il mercato in casa superando la saturazione attuale; manderanno i loro quattrini nei paesi d’origine, creando dei mercati anche là. Se saremo abili a seguire questi quattrini con i nostri prodotti potremo aumentare il nostro PIL. Altrimenti aumenterà quello cinese. In pratica si tornerebbe ad una situazione comparabile con l’esodo al nord di migliaia di meridionali con la temporanea creazione del miracolo economico degli anni ’50”.

Mi pare che queste considerazioni, pur espresse brutalmente e non può certo dirsi in modo fine, sono da non trascurare e costituiscono quella che definirei la ‘cruda realtà’.
Se, infatti, non riusciremo noi a cogliere l’opportunità di arricchimento che l’immigrazione ci dà, saremo noi a naufragare fra poco tempo, non gli extracomunitari.

1 Marzo 2011 – Lo sciopero di chi il lavoro non c’è l’ha.

Ho voluto dare il titolo in modo ironico ma spinto da un motivo fondato.
Lo sciopero è l’unico strumento valido di protesta dei lavoratori, ma se questi lavoratori sono sempre meno chi deve scioperare??
Da un lato il giorno del primo marzo mi sembra un altro giorno di apparenza e di poca sostanza. Di apparenza perché per avere rilevanza il suo succo consiste nel fatto che un lavoratore debba assentarsi dal proprio posto di lavoro per 24 ore.
Di poca sostanza in quanto alla fine si scende in piazza dopo il lavoro cosa che non serve a niente.
Andare in piazza il 1° marzo dopo aver lavorato è come andare allo stadio o in chiesa la domenica, uno sfogo personale senza effetti sull’oggetto dello sciopero.
Cari lavoratori Italiani e NON, se veramente vogliamo rendere effettivo il diritto di scioperare il primo marzo devono mancare il latte e il pane in tutti i supermercati, deve assentarsi la badante e la domestica straniera, devono rimanere chiusi tutti i cantieri edili e dobbiamo vedere sporche tutte le strade dei paesi in cui si sciopera.
Solo davanti a questi fatti incominceranno a riflettere le persone che riflettono poco. Con il verificarsi di queste situazioni si applica e si celebra il sacrosanto diritto di scioperare che trova le radici nei frutti del nostro lavoro.

Io, con questo post vorrei anche sostenere la tesi secondo cui un giorno di lavoro di un operaio è più importante di un giorno di lavoro di un politico italiano il quale dopo le nottate di sesso estremo in parlamento ci va a dormire (se ci va). Nonostante questo anche le leggi che fanno sono leggi ad personam quindi nel loro interesse. Il nostro lavoro invece produce effetti nei confronti di tutti, il nostro scioperare farebbe SI che la Minetti rimanesse senza latte il primo marzo, ecco la superiorità del nostro lavoro in confronto a quella di un politico.
Sostenevo anche l’anno scorso la stessa cosa su RPR (radio Parma). Non serve a niente sventolare un cartellone in piazza dopo un giorno di lavoro in nero o precario, serve invece spegnere il telefono e non presentarsi al lavoro per 24 ore.
Quest’anno è il secondo anno che dovremo scioperare, spero che saremo più numerosi rispetto all’anno precedente.

due chiacchiare con zerosette.it

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Nella lettera indirizzata al Ministro si definisce un cittadino di serie B, perché?
“Il cittadino di serie B è quello che è cittadino quando si tratta di dare e non lo è più quando si tratta di avere, ogni straniero, come me, vive questa ingiustizia anche spesso implicitamente accettandola pur di lavorare e sopravvivere. Io capisco bene che non ogni immigrato possa solo per il fatto di essere qui in Italia pensare di avere gli stessi diritti e doveri di un cittadino italiano, ma alcune misure che il Ministro voleva adottare erano assolutamente lesive della dignità di quella stragrande maggioranza di immigrati che ormai da decenni lavorano e vivono in Italia. Non posso pensare che vengano schedati bambini con le impronte digitali o che la ‘delinquenza’ faccia perdere ‘punti’ ad uno straniero e non ad un italiano. I reati sono di chi li commette, italiano o straniero che sia, e la responsabilità penale è ‘personale’come le leggi italiane stesse dicono”.
Cosa la offende di più nelle scelte di Governo?
“Il monitorare in modo diverso la capacità di delinquere di un italiano rispetto a quella di uno straniero. Viola l’articolo 3 della Costituzione ed i diritti umani sancendo una disparità di trattamento non giustificabile. Se facciamo un ‘permesso di soggiorno a punti’, partiamo dalla ‘presunzione di colpevolezza’ nei confronti degli stranieri, mentre questo ordinamento, per gli italiani, è ispirato ad un sistema di presunzione d’innocenza. L’offesa più grande resta comunque quella all’intelligenza delle persone che non possono non notare quanto demagogiche siano le soluzioni adottate dal Governo rispetto ai problemi reali di questo paese”.
Crede che Parma sia una città accogliente nei confronti dei migranti?
“Credo che da un punto di vista istituzionale e formale lo sia, sicuramente l’Assessorato alle politiche sociali cerca di essere presente con le comunità straniere creando opportunità di scambi culturali. Ma la strada è ancora lunga, c’è ancora quel muro di paura che impedisce rapporti di vera reciproca conoscenza, le persone per ora ‘tollerano’ ma non ‘accettano’ le diverse culture. Quando si tratta di ‘fatti’, uno straniero che per esempio richiede l’invalidità se la vede ancora negata più spesso di un italiano, così come spesso le persone d’istinto ti danno del ‘tu’ e non del ‘lei’ come farebbero con uno sconosciuto italiano”.
Nel Suo blog (bajrak.wordpress.com), citando il diritto romano, afferma che i migranti in Italia sono schiavi e pellegrini allo stesso tempo. Può spiegarci questo concetto?
“Certo. In Italia siamo ‘peregrini’, cioè persone con cui si ha a che fare solo per profitto. Questo succede palesemente visto che si sfrutta il forte bisogno di lavoro che abbiamo per farci faticare il più possibile pagando il prezzo minore. Però noi viviamo qui come cittadini e nel momento in cui non ci vengono riconosciuti pari diritti siamo assimilabili a schiavi. Persone che hanno solo doveri, ‘cose’ insomma. L’extracomunitario è una persona che pur contribuendo alla società non viene da essa riconosciuto come facente parte della collettività, resta sempre ai margini in ogni decisione, non può votare, ma le persone che non vota decidono delle sue sorti. È strano vedere come si permetta il voto ai tanti italiani che vivono fuori dall’Italia da 30 anni e non lo si permetta a chi, come me, vive in questa società e ne vede vizi e virtù, a chi paga qui le tasse e spende qui i suoi soldi. Casa nostra ormai è questa, abbiamo sviluppato una rete di piccole imprese, siamo diventati medici, avvocati, imprenditori e siamo stanchi di vederci dipinti sempre e solo come i ‘vu cumprà’ di turno”.
Secondo lei, cosa potrebbe fare il Governo per l’integrazione dei migranti?
“Il Governo potrebbe fare moltissimo. Bisognerebbe rendere effettive le leggi esistenti a favore degli italiani anche per gli immigrati in presenza di alcune condizioni che li rendono in tutto e per tutto assimilabili.
Troppo spesso la legge per gli stranieri resta un pezzo di carta. Bisognerebbe che il Governo predicasse il pacifico convivere di persone oneste invece di dividerle in onesti italiani e disonesti stranieri. Bisognerebbe non ghettizzare nelle scuole formando aule solo di stranieri, ma favorire le occasioni di contatto e conoscenza e le iniziative interculturali in generale. Insomma bisognerebbe partire dalla persona, non dalla sua nazionalità”.

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