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1 Marzo 2011 – Lo sciopero di chi il lavoro non c’è l’ha.

Ho voluto dare il titolo in modo ironico ma spinto da un motivo fondato.
Lo sciopero è l’unico strumento valido di protesta dei lavoratori, ma se questi lavoratori sono sempre meno chi deve scioperare??
Da un lato il giorno del primo marzo mi sembra un altro giorno di apparenza e di poca sostanza. Di apparenza perché per avere rilevanza il suo succo consiste nel fatto che un lavoratore debba assentarsi dal proprio posto di lavoro per 24 ore.
Di poca sostanza in quanto alla fine si scende in piazza dopo il lavoro cosa che non serve a niente.
Andare in piazza il 1° marzo dopo aver lavorato è come andare allo stadio o in chiesa la domenica, uno sfogo personale senza effetti sull’oggetto dello sciopero.
Cari lavoratori Italiani e NON, se veramente vogliamo rendere effettivo il diritto di scioperare il primo marzo devono mancare il latte e il pane in tutti i supermercati, deve assentarsi la badante e la domestica straniera, devono rimanere chiusi tutti i cantieri edili e dobbiamo vedere sporche tutte le strade dei paesi in cui si sciopera.
Solo davanti a questi fatti incominceranno a riflettere le persone che riflettono poco. Con il verificarsi di queste situazioni si applica e si celebra il sacrosanto diritto di scioperare che trova le radici nei frutti del nostro lavoro.

Io, con questo post vorrei anche sostenere la tesi secondo cui un giorno di lavoro di un operaio è più importante di un giorno di lavoro di un politico italiano il quale dopo le nottate di sesso estremo in parlamento ci va a dormire (se ci va). Nonostante questo anche le leggi che fanno sono leggi ad personam quindi nel loro interesse. Il nostro lavoro invece produce effetti nei confronti di tutti, il nostro scioperare farebbe SI che la Minetti rimanesse senza latte il primo marzo, ecco la superiorità del nostro lavoro in confronto a quella di un politico.
Sostenevo anche l’anno scorso la stessa cosa su RPR (radio Parma). Non serve a niente sventolare un cartellone in piazza dopo un giorno di lavoro in nero o precario, serve invece spegnere il telefono e non presentarsi al lavoro per 24 ore.
Quest’anno è il secondo anno che dovremo scioperare, spero che saremo più numerosi rispetto all’anno precedente.

Adozione in funzione del minore e non del genitore.

Anche se non sono la persona più adatta a commentare la sentenza della 3572 della Suprema Corte, in quanto non uno specialista del Diritto di Famiglia, vorrei dire la mia sull’argomento: una bimba russa adottata da una donna single di Genova che le farà da mamma. Credo che siate d’accordo con me che è una cosa bellissima quando un bambino viene accolto e gli viene dato ciò che gli mancava, ma non sono molto d’accordo con questo tipo di adozione in quanto l’accoglienza migliore sarebbe quella che il bimbo avrebbe se fosse adottato da due persone di sesso diverso. Partendo dalla considerazione che ogni bambino al mondo avrebbe diritto ad una famiglia ‘completa’ con una mamma e un papà, come ha detto anche il Cardinale Antonelli, sarebbe giusto a mio avviso che anche la Suprema Corte tenga per prime in considerazione le coppie e, solo qualora non vi siano famiglie idonee all’adozione, si faccia luogo all’affido anche a soggetti singoli tenendo sempre presente l’interesse del bambino e non il desiderio del futuro genitore.

In sostanza non mi preoccupa che un bambino sia adottato da un single in sé, mi sta a cuore solo che la materia sia disciplinata e modulata ponendo le esigenze del minore prima di quelle delle persone in cerca di adozione.

Su questo tema potremmo discutere a lungo, per questo ho bisogno del vostro parere e spero che vorrete commentare questo post arricchendolo di tutti i punti di vista diversi che possono essere plausibili e legittimi.

IL CORPUS IURIS – Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus nacque nel 482 d.C a Tauresium in Dardania

Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus nacque nel 482 d.C a Tauresium in Dardania, regione

IUSTINIANUS

IUSTINIANUS

 periferica dell’impero d’Oriente fra le attuali Macedonia ed Albania, di lingua latina, da famiglia di modeste condizioni. Raggiunta Costantinopoli al seguito di Giustino, il fratello della madre che aveva intrapreso la carriera militare, vi ottenne probabilmente una buona educazione scolastica. Se ne perdono le tracce fino al 518 quando, alla morte dell’imperatore Anastasio I dopo un regno di 27 anni, i contrasti successori si conclusero, nel luglio del 518, con l’investitura imperiale di Giustino, lo zio di Giustiniano, che, già in età avanzata (sessantasei o sessantotto anni), divenne Giustino I. Giustiniano, ovviamente avvantaggiato da questo evento, ottiene subito posizioni di rilievo e collaborò, anche in veste ufficiale, alla politica imperiale, in primo luogo al riavvicinamento al papato romano e al regno gotico in Italia, in seguito al rifiuto delle tendenze monofisite del predecessore Anastasio.

Nel 524-5 circa, Giustiniano sposò Teodora, ex attrice la cui forte personalità influenzò non solo la vita privata di Giustiniano ma, talvolta, le sue stesse scelte politiche. Il matrimonio, osteggiato – pare – dall’imperatrice Eufemia, moglie di Giustino, fu celebrato alla morte di questa, in seguito probabilmente all’apposita abrogazione del divieto di matrimonio fra i membri della nobiltà senatoria e le attrici di teatro. Le tavole IX e X mostrano Giustiniano e Teodora con il loro seguito, raffigurati nei mosaici dell’abside della chiesa di San Vitale a Ravenna (consacrata nel 547, dopo la riconquista giustinianea), nell’atto di offrire l’ostia consacrata e il calice del vino eucaristico: a fianco dell’imperatore, a sinistra, soldati e e dignitari, a destra, religiosi con incensario ed evangeliario, il vescovo di Ravenna Massimiano e un personaggio forse identificabile con il banchiere ravennate Giuliano Argentario, finanziatore della chiesa. Accanto a Teodora, sette dame in abiti di corte e due dignitari eunuchi, uno dei quali raffigurato nell’atto di sollevare la tenda verso il nartece della chiesa.

Giustiniano assunse il titolo di Augusto e la coreggenza dell’impero d’oriente il 1° aprile 527, a causa del peggioramento delle condizioni di salute di Giustino, restando, per la morte dello zio, unico imperatore il 1° agosto dello stesso anno. Da questa data è immediata l’impiego di Giustiniano nel campo del diritto. La raccolta di costituzioni imperiali (Codex) vede la luce nel 533, dal Digesto o Pandette – scelta di frammenti tratti dalla produzione letteraria della giurisprudenza classica – e delle Istituzioni – trattato giuridico elementare per studenti -, dalla seconda edizione del Codex nel 534 e, dal 535 al 565, anno di morte dell’imperatore, dalle Novelle, la successiva legislazione giustinianea. La stesura del Digesto, del Codice e delle Istituzioni risale alla prima fase del regno giustinianeo. Una seconda fase, compresa tra il 535 e il 541-42, è caratterizzata dalla emissione di numerose Novellae, che spesso riformano interi settori dell’ordinamento. Nella terza fase, dal 543 al 565, anno di morte di Giustiniano, la produzione di novelle diviene più scarsa e tecnicamente meno pregevole, anche a causa della scomparsa dei migliori collaboratori di Giustiniano in campo giuridico (Triboniano morì nel 542, Giovani di Cappadocia fu deposto nel 541).

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