Archivio mensile:marzo 2011

Il Bel Paese del carroccio

Pare che il problema del Bel Paese in questi giorni sia se dare 1700 euro sborsati dalla comunità europea. Frattini 1700 € per chi torna indietro, Bossi: vadano via , nessun aiuto.

A me sorge un dubbio: perché si spendono miliardi per bombardarli e non si possono spendere 1000 euro per dargli un posto letto, quindi il minimo indispensabile?

Il Bel Paese con il 50 % dei beni culturali del mondo è in crisi per l’arrivo di 15 mila extracomunitari che fuggono dalla guerra che vede coinvolta l’Italia stessa a me fa ridere. Mi fa ridere per la mostruosità di questi politici che fuggono dai problemi veri e inquinano l’armonia del popolo che governano.

Tutte le prime pagine dei quotidiani di oggi riportavano: soldi SI, soldi NO; ma ahimè non si tratta di soldi SI o soldi No bensì di ommissione di soccorso come previsto dal codice penale Italiano. Si tratta di persone che arrivano in fin di vita, quei pochi che ce la fanno e che non mangiano dal giorno in cui sono partiti in direzione del Bel Paese. Ecco perchè è un dovere morale e civile prestare soccorso e non cadere nella violazione del codice Rocco.

Un politico che si permetta di prendere delle decisioni senza aver valutato bene il caso e senza aver fatto un sopraluogo per conoscere da vicino la faccenda per il bene di tutti è solo chiacchiere e spesa pubblica.

A Mezzanego (Genova) 10 anni fa c’erano 800 abitanti, ora 1600 di cui un terzo di origine straniera. 6 chiese , una moschea e tanti progetti per il futuro per una pacifica-felice convivenza. Ecco l’esempio di chi vuole veramente risolvere i problemi e realizzare l’integrazione, perchè integrazione non vuol dire impronte digitali anche ai piedi per gli extracomunitari ma PARTECIPAZIONE & UNIONE.

Caro Umberto, le cose non migliorano da sole, l’Italia non ritornerà ad essere il Bel Paese se lei e i suoi colleghi mettete alle cariche pubbliche i vostri figli e le mignotte, ma bisogna investire nel’istruzione e nella gioventù, perchè il vero Bel Paese è quello fatto di persone istruite e giovani.

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10 regole per viaggiare leggeri in aereo.

Per viaggiare leggeri intendo risparmiare e non trovare sorprese in aeroporto.

1 – acquistare in anticipo e comunque prima possibile perchè con tutte lo compagnie aeree ormai prima acquisti meno spendi.
2 – acquistare on-line direttamente sui siti delle compagnie pagando con carta di credito. (tutte le compagnie hanno dei sistemi di sicurezza per gli acquisti online) in questo modo si risparmiano i soldi del intermediazione di agenzia.
3 – fare il checkin online se tale servizio fosse messo a disposizione dalla compagnia aerea.
4 – indicare dei numeri di telefono e e-mail validi per poter essere rintracciati in caso di comunicazioni da parte delle compagnie.
5 – prendere dota del regolamento della compagnia sulle eccedenze bagagli. Ogni kg in più ci va a costare dagli 8 ai 30 euro , dipende dalle compagnie.
6 – informarsi sui documenti di viaggio validi e necessari per la tratta che andiamo ad acquistare.
7 – per le donne incinte e per i passeggeri con problemi di salute munirsi di certificato medico che vi autorizza a prendere l’aereo.
Ove manca questo documento la compagnia ci potrebbe negare l’imbarco per evitare problemi a bordo e per tutelare la vostra salute.
8 – chiamare 24 ore prima la compagnia aerea per confermare il nostro volo.
9 – presentarsi in aeroporto come previsto dal regolamento della compagnia, (tendenzialmente due ore prima, 40 minuti prima del volo chiude il checkin.
10 – seguire tutte le disposizioni che ci danno i dipendenti aeroportuali dato che sono tutte cose fondate sulla sicurezza del passeggero.

Buon Viaggio da http://www.bajrak.it   🙂

Guerra o Operzione ONU?

Scrivere della guerra appena incominciata non è facile, e non so se sia neanche tanto giusto chiamarla guerra, perché se è legale è anche giusta e se è giusta è a fin di bene.

Il presidente Napolitano che stimo moltissimo dice : ‘Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu’.

Quali sono le ragioni di questa guerra??? C’è chi sostiene per il bene del popolo Libico, chi dice per la caccia del petrolio e sembra anche strano che la Germania non appoggia gli altri stati. Questo mi fa pensare ad un’ Europa non unita, e di unità a me mi fa preoccupare anche quella italiana.

Anche se questa guerra fosse a fin di bene veramente, come ci si sente dire, sono molto amareggiato che il bene si debba raggiungere attraverso una guerra, a scapito di vite umane.

Io non ho una grande esperienza sulle guerre mondiali oltre quella del Kosovo e posso dire con la massima certezza una cosa che sapete già: la guerra si sa quando e come inizia e non si sa quando e come finisce.

Il significato della parola guerra per me è sinonimo di morte e l’umanità per natura lo condanna e cerca di sfuggire dalla morte perseguendo la pace.

I capi degli stati del mondo per convincermi che la guerra è l’unica soluzione ed è la soluzione giusta devono mandare in primis i loro figli a portare il benessere di una nazione in un’altra.

Vorrei chiudere con le parole di Oriana Fallaci che dice: quasi niente quanto la guerra, e niente quanto la guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo.

Alla ricerca dell’orgoglio perduto!

In questi giorni si è parlato molto dell’orgoglio, dell’essere orgogliosi di essere italiani. Io, se fossi italiano, non sarei poi così orgoglioso già solo per il fatto che l’orgoglio di per sé non è uno dei lati migliori di un essere umano.
Se l’umanità fosse felice e giusta non utilizzerebbe mai questa parola.
Non sarei poi orgoglioso di essere italiano perché in Parlamento verrei rappresentato da mafiosi e leghisti, perché per fare 210 km da Genova a Parma ci si mettono 5 ore di treno, perché il debito pubblico aumenta di miliardi di euro ogni mese, perché non si investe nell’istruzione e nella ricerca, perché si vuole modificare la Costituzione che è l’unica cosa sana che in questi tempi ci è rimasta. L’Italia unita? Io credo che sia ancora un desiderio e non una realtà, basta vedere i leghisti che si rifiutano di cantare l’inno di Mameli. Non sarei orgoglioso del nostro tasso di disoccupazione, della Fiat, della Golden Lady, e di tutte le aziende italiane che non sono esse per prime così orgogliose di essere italiane da non portare la produzione altrove. Non sarei orgoglioso per l’incuria che c’è in Italia per i beni culturali e la loro inesistente valorizzazione artistica, e qui è d’obbligo pensare alle case cadute a Pompei ed Ercolano con le quali si è perso un bene che era dell’umanità e non solo degli italiani e che avevamo la responsabilità di preservare per le future generazioni mondiali. Non sarei orgoglioso per la tutela dell’ambiente dato che ovunque, nonostante l’aumento dei tumori maligni anche fra i neonati, prolificano gli inceneritori e si vuole riavviare il nucleare persino dopo che un referendum apposito stabilì che l’Italia non voleva adottarlo mai più. Non sarei orgoglioso nemmeno per la politica ‘al femminile’, dopo tutte le violenze su donne e bambini che continuiamo a vedere tutti i giorni. Potrei continuare ad elencare i miei motivi di ‘non orgoglio’ ma farei prima a chiedere ‘di che cosa siamo orgogliosi allora’? Sicuramente non bastano pizza e mandolino per esserlo ma occorrono i veri valori dell’umanità.

8 Marzo: festeggiano solo un giorno, lottano da un secolo e sono vittime tutti i giorni.

Con la parola ‘vittime’ mi riferisco agli ultimi due episodi orripilanti successi in questi giorni nei confronti delle donne.
Una stuprata nella caserma dei carabinieri mentre le altre subivano quello che subivano dal loro ginecologo di fiducia.
Detto questo chiedo a Voi lettori: se non siamo sicuri neanche delle forze dell’ordine, del nostro dottore di fiducia e del nostro parroco, dove mai saremo sicuri in questo paese???

E’ vero che tutti ci lamentiamo, si lamenta anche il presidente del consiglio, il signor “Ghe pensi MI”, ma le violenze che hanno subito le donne in Italia sono molto preoccupanti per l’intera società.
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi pare che abbia in testa un bel programma che consentirebbe di venire incontro alle necessità delle mamme e alla loro autonomia di vita, perché solo chi è pienamente autonomo può produrre autonomia.
Io personalmente sono diffidente nei confronti di questo governo, visto che la sua visione della donna è solo’ in orizzontale’.

Hanno lottato tanto e non devono arrendersi le sante donne. Tutto ciò che hanno ottenuto è frutto dei loro sacrifici e delle battaglie che hanno fatto negli ultimi cento anni.
– 1946 – diritto di voto delle donne italiane
– 1960 – parità salariale
– 1971 – maternità
– 1975 – Riforma del Diritto di Famiglia
– 1977 – parità uomo-donna
– 1991 – legge pari opportunità
– 1992 – imprenditoria femminile
– 1998 – lavoro notturno, legge comunitaria.
La lista non finisce qui, questi sono solo dei passaggi importanti legislativi ma il più grande risultato non è ancora arrivato, è quella della coscienza di tutti noi che la donna è l’altra parte fondamentale della nostra vita.

La professione della donna non riesce più ad essere neanche quella della mamma, perché una mamma prima di tutto dev’essere felice. L’Italia non è un paese per le mamme perché non le rende felici, sono trattate non come ‘mamme’ ma come ‘incubatrici’ senza dar loro l’importanza che deve avere una ‘persona’ e senza riconoscere loro il merito di riuscire a far nascere e crescere ed educare i figli facendo i salti mortali per tenersi il posto di lavoro e vedendo lo stato ridurre asili e strutture che possano aiutarle a vivere la loro vita di esseri umani ‘completi’.

Leggendo i dati sul Sole24Ore si capisce che è stato fatto poco per le donne ma oggi alla vigilia del centesimo anniversario della festa della donna le cose stanno regredendo invece di andare avanti. Un’apertura nell’ottica del mercato di lavoro c’è stata ma poi per quanto concerne l’immagine femminile in televisione lascio a voi il giudizio personale visto che non sono riuscito a trovare informazioni che mi possano illuminare sul significato di ‘riqualificazione professionale’ delle donne. Che le donne lavorino, si, ma che stiano ‘al posto loro’ e cioè sempre ‘in orizzontale’.

Ora, visto che non è giusto che la donna festeggi solo l’otto marzo permettetemi di augurare a tutte le donne di avere il meglio e anche più degli uomini non solo per un giorno ma per tutta la loro vita. Solo quando non ci sarà più bisogno di avere una ‘Giornata della donna’ vorrà dire che davvero si è creata una parità sociale fra i sessi.

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