Archivio mensile:marzo 2010

La richezza di Babele

Nel Cuore della padania non esistono solo  i leghisti ma anche scuole e associazioni come Babele ,  la leggendaria Torre di cui narra la Bibbia nel libro della Genesi: 11,1-9. dove è stato proprio Dio a volere che i popoli e i linguaggi si mescolassero)che lavorano quotidianamente per mettere in contatto culture diverse.
L’associazione “la Scuola di Babele” opera dal 1990 a Legnano con lo scopo principale di insegnare l’italiano alle persone straniere che vivono e lavorano in Italia creando così l’incontro fra le varie etnie che popolano il paese.

Ahimè nonostante la buona volontà che dimostra, questa associazione non puo rendere effettiva questa convivenza se non verrà reso possibile anche il diritto di voto agli immigrati come vera partecipazione a questa democrazia.
Integrazione non vuol dire spendere 4 soldi per gli ospiti non invitati ma vuol dire dare a tutti la stessa opportunità di partecipare alle decisioni del paese.

Sarebbe bello se, proprio grazie al lavoro di associazioni come Babele, venisse favorito un progresso tale della società da arrivare al riconoscimento di diritto di voto agli immigrati non grazie a battaglie e rivendicazioni bensì quale risultato  finale e spontaneo di una vera integrazione sociale. Ricordiamoci sempre che dalla molteplicità delle culture può derivare una grande ricchezza.

ACER PARMA – un altro magna magna.

Mi meraviglio come mai la città di Parma non mi ispira  a scrivere qualcosa di positivo.
Oggi dopo tanta pazienza, dopo aver pagato più di 50,00 € (cinquanta euro), dopo essermi recato a ritirare l’idoinetà alloggiativa per 7 volte e dopo aver aspettato 30 giorni L’IDOINETA ALLOGGIATIVA NON E’ PRONTA è la parola d’ordine che mi tiene sequestrato in quanto senza quel servizio che hai pagato non puoi proseguire nella tua carriera di cittadino di serie B.

Allora, cara Amministrazione Provinciale di Parma e onorevole Assessorato alle Politiche Abitative della Provincia di Parma credo che le mie pretese siano un atto dovuto perché quel benedetto e costoso certificato di idoinetà alloggiativa è il blocco delle mie attività lavorative e amministrative.

L’Albania non è Gay!

Come in tutti i “Big Brother” del mondo anche in Albania hanno sfruttato la sensibilità e il disturbo sessuale di un omosessuale per fare audience. A differenza degli altri paesi in Albania gli omosessuali non sono visti bene, quindi non sono accettati dalla collettività ma per certi versi non è una cosa sbagliata perchè vuol dire che contribuiscono a non avere una societa di gay che non serve a niente in quanto come ben sapete una coppia di gay non è in grado di procreare ed aumentare le nascite e la gioventù del paese. L’altro giorno mentre ascoltavo il radio-giornale albanese un’ intera città si era alzata a protestare in quanto i suoi abitanti sostengono che non si possono far rappresentare da un omosessuale e addirittura dicono che non è neanche albanese uno che è gay.
Anche in questo dimostrano che l’uomo albanese si distingue profondamente per il suo essere uomo dato che assume dei compiti precisi nella famiglia e nella società ma questo è dovuto anche alla cultura da cui proviene il popolo albanese.
Detto questo vorrei dire ai cittadini di Lezh – Albania di non protestare e di non farsi strumentalizzare riguardo a questo proposito perchè facendo cosi ledono la liberta di una persona e danno l’importanza non dovuta al programma televisivo che disinforma la popolazione e che non affronta i problemi veri dei telespettatori.
In merito a questi temi sono sempre breve perchè ho poco da dire ” i gay sono gay”.

sciopero degli immigrati – Voci dal mondo, RPR 03.03.2010




due chiacchiare con zerosette.it

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Nella lettera indirizzata al Ministro si definisce un cittadino di serie B, perché?
“Il cittadino di serie B è quello che è cittadino quando si tratta di dare e non lo è più quando si tratta di avere, ogni straniero, come me, vive questa ingiustizia anche spesso implicitamente accettandola pur di lavorare e sopravvivere. Io capisco bene che non ogni immigrato possa solo per il fatto di essere qui in Italia pensare di avere gli stessi diritti e doveri di un cittadino italiano, ma alcune misure che il Ministro voleva adottare erano assolutamente lesive della dignità di quella stragrande maggioranza di immigrati che ormai da decenni lavorano e vivono in Italia. Non posso pensare che vengano schedati bambini con le impronte digitali o che la ‘delinquenza’ faccia perdere ‘punti’ ad uno straniero e non ad un italiano. I reati sono di chi li commette, italiano o straniero che sia, e la responsabilità penale è ‘personale’come le leggi italiane stesse dicono”.
Cosa la offende di più nelle scelte di Governo?
“Il monitorare in modo diverso la capacità di delinquere di un italiano rispetto a quella di uno straniero. Viola l’articolo 3 della Costituzione ed i diritti umani sancendo una disparità di trattamento non giustificabile. Se facciamo un ‘permesso di soggiorno a punti’, partiamo dalla ‘presunzione di colpevolezza’ nei confronti degli stranieri, mentre questo ordinamento, per gli italiani, è ispirato ad un sistema di presunzione d’innocenza. L’offesa più grande resta comunque quella all’intelligenza delle persone che non possono non notare quanto demagogiche siano le soluzioni adottate dal Governo rispetto ai problemi reali di questo paese”.
Crede che Parma sia una città accogliente nei confronti dei migranti?
“Credo che da un punto di vista istituzionale e formale lo sia, sicuramente l’Assessorato alle politiche sociali cerca di essere presente con le comunità straniere creando opportunità di scambi culturali. Ma la strada è ancora lunga, c’è ancora quel muro di paura che impedisce rapporti di vera reciproca conoscenza, le persone per ora ‘tollerano’ ma non ‘accettano’ le diverse culture. Quando si tratta di ‘fatti’, uno straniero che per esempio richiede l’invalidità se la vede ancora negata più spesso di un italiano, così come spesso le persone d’istinto ti danno del ‘tu’ e non del ‘lei’ come farebbero con uno sconosciuto italiano”.
Nel Suo blog (bajrak.wordpress.com), citando il diritto romano, afferma che i migranti in Italia sono schiavi e pellegrini allo stesso tempo. Può spiegarci questo concetto?
“Certo. In Italia siamo ‘peregrini’, cioè persone con cui si ha a che fare solo per profitto. Questo succede palesemente visto che si sfrutta il forte bisogno di lavoro che abbiamo per farci faticare il più possibile pagando il prezzo minore. Però noi viviamo qui come cittadini e nel momento in cui non ci vengono riconosciuti pari diritti siamo assimilabili a schiavi. Persone che hanno solo doveri, ‘cose’ insomma. L’extracomunitario è una persona che pur contribuendo alla società non viene da essa riconosciuto come facente parte della collettività, resta sempre ai margini in ogni decisione, non può votare, ma le persone che non vota decidono delle sue sorti. È strano vedere come si permetta il voto ai tanti italiani che vivono fuori dall’Italia da 30 anni e non lo si permetta a chi, come me, vive in questa società e ne vede vizi e virtù, a chi paga qui le tasse e spende qui i suoi soldi. Casa nostra ormai è questa, abbiamo sviluppato una rete di piccole imprese, siamo diventati medici, avvocati, imprenditori e siamo stanchi di vederci dipinti sempre e solo come i ‘vu cumprà’ di turno”.
Secondo lei, cosa potrebbe fare il Governo per l’integrazione dei migranti?
“Il Governo potrebbe fare moltissimo. Bisognerebbe rendere effettive le leggi esistenti a favore degli italiani anche per gli immigrati in presenza di alcune condizioni che li rendono in tutto e per tutto assimilabili.
Troppo spesso la legge per gli stranieri resta un pezzo di carta. Bisognerebbe che il Governo predicasse il pacifico convivere di persone oneste invece di dividerle in onesti italiani e disonesti stranieri. Bisognerebbe non ghettizzare nelle scuole formando aule solo di stranieri, ma favorire le occasioni di contatto e conoscenza e le iniziative interculturali in generale. Insomma bisognerebbe partire dalla persona, non dalla sua nazionalità”.

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