Archivio mensile:novembre 2009

Il soccorso è pronto? A Parma ci mettono 8 ore!

Sono riconoscente alla sanità dello stato italiano in quanto nella mia vita qui in Italia molte volte ho ottenuto servizi che il mio paese di provenienza non garantiva e a tutt’oggi non garantisce. Detto ciò, nell’ottica del miglioramento, osservo che non tutte le strutture sanitarie italiane sono efficienti come dovrebbero essere.pronto soccorso

Alludo alla mia ultima esperienza al Pronto Soccorso di Parma. Si verifica che un paziente per ottenere un risposta debba aspettare dalle 6 alle 8 ore. Ora, fin quando ad aspettare è il familiare che accompagna l’ammalato benchè sia una permanenza scomoda in stanze affollate e sedie di plastica in caso di necessità ci si adegua. Ma se si pensa al paziente che già non sta bene, una persona che sta così male da pensare di doversi recare all’ospedale insomma, e che aspetta tante ore su una barella o una sedia a rotelle in mezzo al frastuono di tutti gli altri, con grandi difficoltà nel caso in cui debba utilizzare i servizi igienici, saltando magari il pranzo o la cena e continuando così a debilitarsi ulteriormente e tutto ciò solo per dare inizio ad una serie interminabile di analisi senza risposte, allora ci si rende conto che la struttura Pronto Soccorso non funziona affatto.

Il Soccorso è, come dice la parola stessa, Pronto proprio perchè deve rispondere immediatamente ad un disagio dell’ammalato prestando le cure iniziali del caso che gli facciano ritrovare uno stato di benessere cui poi seguiranno ulteriori indagini. E’ chiaro che questo non avviene a Parma, i servizi igienici sono sottodimensionati e sporchi, il personale ausiliario e gli infermieri si infastidiscono anche solo a fornire informazioni richieste dai parenti il che fa capire il grado di stress che raggiongono queste persone decisamente poche rispetto al fabbisogno della struttura. Gli stessi medici sono pochi e la visita consiste nel prescrivere immediatamente analisi senza soffermarsi nemmeno ad ipotizzare una diagnosi il che farebbe pensare che, se questi professionisti si trovassero in carenza di strumentazione, senza analisi non saprebbero decidere il paziente cos’ha. L’immagine è di poca professionalità e soprattutto competenza.

Il personale si preoccupa di richiedere il pagamento del ticket con una grande efficienza che fa invece difetto nel momento in cui si deve cercare di velocizzare le cure ed intervenire prontamente. In questo caso non pare di trovarsi in presenza di una struttura di Welfare ma di un’associazione a scopo di lucro e basta.

In questo periodo poi, in cui imperversano le malattie stagionali e l’influenza suina, le strutture sanitarie di primo soccorso dovrebbero essere molto più attrezzate del solito se è vero che la situazione è particolarmente delicata. (MINNIE&Bajrak)

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